Volo San Pietro Apostolo
Apostolo della vita e delle opere di Gesù che non aveva conosciuto direttamente, le traspone e le arricchisce della catechesi pietrina l'insegnamento cioè del primo Papa Pietro. Al nome San Marco vengono subito collegate le immagini di San Marco Evangelista e della sua città simbolo, Venezia.
Nel Crest adottato dall'unità si è voluto conservare il simbolo del leone alato che la tradizione ha indissolubilmente legato al nome di San Marco.
Chiesa medioevale raggiunge il culmine della propria potenza politica su tutta la Cristianità; il papato riafferma la propria supremazia sulla città e sui territori del Patrimonio di San Pietro e si erge ad arbitro supremo nelle contese politiche internazionali; e Roma, quale centro del potere universalistico dei papi, ritrova finalmente le basi concrete per suffragare la sua antica immagine di caput mundi. Romani non conoscevano che il diritto e la forza, perciò San Marco, nel suo Vangelo, ha sempre rappresentato Gesù come il diritto e la forza contro cui nulla può resistere. Storie di Isacco e Giacobbe si devono attribuire a un pittore che si colloca a un livello di vera eccellenza qualitativa e la cui ascendenza più diretta si riscontra nelle Storie di Isacco (non a caso attribuite tra gli altri anche a Pietro Cavallini) della Basilica Superiore di Assisi, da cui sembra derivare alcuni tratti dell'impostazione spaziale e delle lumeggiature. Elisabetta sarebbero da ascrivere gli episodi raffiguranti la vita di quella santa. San Marco nasce a Gerusalemme e aderisce subito al Cristianesimo e nella sua casa pare si sia rifugiato lo stesso San Pietro appena liberato dal carcere. Pietro, la cui lodatissima vita e pietà verso Dio, fu degna di essere da tutti gl'uomini imitata. Annunziata di Firenze, attribuito dal Vasari a Pietro Cavallini, in realtà opera della cerchia di Jacopo di Cione (1360 circa). Vangelo di san Marco rimonta ai primi tempi del Cristianesimo, ed è la traduzione latina approvata dalla Chiesa. Più in basso, al centro del tamburo, si trova la famosa tavola musiva con la Vergine e Bambino tra i santi Giacomo e Crisogono.Le figure acquistano ora una nuova saldezza plastica e si inseriscono all'interno di monumentali impianti compositivi, mentre la tavolozza si arricchisce di mezze tinte e chiaroscuri.
Pietro B78; Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Vat. Nella chiesa capitolina tuttavia Cavallini non eseguì soltanto la decorazione absidale; a lui si deve la lunetta che decora il fondo della tomba del cardinale Matteo d'Acquasparta eseguita intorno al 1302 da Giovanni di Cosma con la rappresentazione della Madonna con il Bambino in trono tra i santi Matteo e Francesco. Principale artefice del rinnovamento romano della tradizione pittorica è Pietro Cavallini. Cristo la vasta gamma cromatica espressa in una serie di trapassi graduali fa staccare dal fondo l'immagine, conferendole monumentalità e consistenza plastica accentuate da un gioco sapiente di pieghe corpose e larghe, schiarendo nei punti di maggiore emergenza e rendendo più spesso il pigmento allo scopo di attribuire pesantezza alle stoffe che appaiono così quasi lanose. Per mettere in comunicazione il ponte garage con il ponte di volo è dotata di un elevatore da 30 tonnellate; ciò permette di avere una doppia capacità di carico fino a un totale di circa 1000 tonnellate. Paolo cita il suo Vangelo, intende il Vangelo di san Luca, da lui approvato così da averlo in conto di opera sua. Pietro attribuite a Pietro Cavallini va anche ricordata la Madonna della Bocciata, un tempo nella basilica e oggi conservata nelle Grotte Vaticane; in merito a questa opera però oggi si propende per crederla opera di bottega. Matteo, un bue a San Luca, un'aquila a San Giovanni, un leone alato a San Marco. Pasquale Baylon presenta la tessitura cromatica, le figure dai contorni segnati e il trattamento delle architetture tipici dell'arte di Pietro Cavallini, si è voluto attribuire al pittore romano anche la decorazione assisiate. Maria in Aracoeli, purtroppo irrimediabilmente perduti, ma che certamente dovevano essere di fattura ancora superiore! Pietro Cavallini è uno dei più grandi maestri italiani del Basso Medioevo, probabilmente il primo testimone del passaggio dalla tradizione bizantina a quella che diventerà la tradizione della pittura italiana, contraddistinta da una nuova organizzazione dello spazio, dei volumi e delle figure. Pietro Cavallini Giovanni da Pistoia, che nella patria fece alcune cose di non molta importanza. Pietro; dei puttini, dei festoni e una torre in cui si sono volute riconoscere analogie con una presente nella Volta dei Dottori della Basilica superiore di Assisi crollata con il terremoto del 1997 e attribuita, tra gli altri, a Giotto. Chiesa è a Venezia) SAN LUCA di Antiochia, era medico di professione. E si diede finalmente nell'ultima sua vecchiezza con tanto spirito alla religione, menando vita esemplare, che fu quasi tenuto Santo. Pietro, che lo approvò e lo diede a leggere alle chiese come scrittura autentica. Scrisse il suo Vangelo l'anno 53 di Gesù Cristo raccogliendo le notizie avute da testimoni oculari e dai racconti uditi da san Paolo.La reliquia è a Praga) SAN GIOVANNI EVANGELISTA ebbe a padre Zebedeo, a madre Salomé, ed era fratello di Giacomo il Maggiore.
Sogno di Giacobbe e nell'Inganno di Isacco, la linea di contorno che sottolinea la tensione del gesto e il drappeggio angoloso sono decisamente lontani dall'arte di Pietro Cavallini.
Paolo e Pietro ai cui piedi è il committente, il cardinale Bertoldo Stefaneschi, domicellus alla corte pontificia. Città e da un nastro azzurro, stretto dal becco dell'aquila, su cui è riportato il motto "Sanguinis effusione". Cristo fra i simboli degli evangelisti, Pietro e Paolo, Maria e il Battista - in parte dipendono da quelli della facciata Vaticana; l'opera non presentava un particolare impegno compositivo ma solo quello di inserire le figure entro gli spazi della facciata stessa, con un certo adeguamento delle proporzioni.San Marco rivolgeva il Vangelo ai Romani che non avrebbero mai dato nessun valore alle lunghe genealogie ebraiche e alle profezie che riguardavano un popolo che non accettavano e che combattevano.
Pietro G3; Città del Vaticano, Biblioteca Apostolica Vaticana, Arch.
Maria in Aracoeli fu probabilmente il più importante lavoro commissionato a Pietro Cavallini, anche se purtroppo di esso rimangono scarsissime vestigia. Paolo, di cui fu fedele compagno nelle lunghe e faticose peregrinazioni di quel grande apostolo delle Genti. Di fatto, siamo debitori a san Luca di molte preziose notizie riguardanti all'infanzia di Gesù Cristo ed alla stessa Beata Vergine; delle quali cose nulla hanno scritto gli altri evangelisti.Cavallini, nota solo attraverso copie, interessava la parete d'ingresso all'interno della chiesa dove, fra un doppio ordine di trifore, trovavano posto in alto Pietro, Paolo, Andrea e Giovanni, con una figura di papa ai piedi del primo, e più in basso i simboli degli evangelisti ed una fila di ritratti papali entro clipei.
Dei quattro stemmi, quello della città di San Marco è più in risalto e comprime gli altri in spazi più ridotti. Ponte Bisantis (popolarmente più noto come "Viadotto Morandi"), spettacolare costruzione (artisticamente illuminata di notte) che si erge su una sola arcata. La Città vanta importanti e moderne strutture culturali, come il nuovo Teatro Politeama, progettato da Paolo Portoghesi, l'area museale del San Giovanni, sede di importanti mostre, l'Arena all'aperto "Magna grecia". Lo scrisse in lingua ebrea, e si vuole che egli stesso, o san Giacomo Maggiore, l'abbia tradotto in greco.Storie del Nuovo Testamento, divise da colonnine tortili con decorazione cosmatesca; in quello superiore, entro finte nicchie cuspidate con decorazione gotica, mezze figure di Sante Vergini; a destra invece le Storie del Vecchio Testamento erano sovrastate da figure di santi e profeti.
Vangelo, San Marco lascia Roma per la predicazione verso l'Egitto e ad Alessandria, dove verrà martirizzato, fonda la prima chiesa. Fu Pietro in tutte le sue cose diligente molto, e cerco con ogni studio di farsi onore e acquistare fama nell'arte.Resta poi il problema delle Storie di Isacco, in cui alcuni hanno voluto riconoscervi la mano di Pietro Cavallini, benché studi recenti le abbiano riconferite a Giotto, presentando notevoli punti di contatto con le sue opere giovanili conservate a Firenze o nel suo territorio.